Giornata drammatica per le azioni Prysmian che, fin dall’apertura degli scambi, risultano essere travolte dalle vendite. A metà seduta il passivo accumulato dalla quotata dei cavi e sistemi è pari a quasi 3 punti percentuali sotto ai 67 euro. Il crollo “vale” la maglia nera su un Ftse Mib che galleggia appena sopra la parità.

Immediato l’impatto sulla prestazione a un mese della quotata che aggrava il suo rosso ora arrivato al 7 per cento. Nonostante il crollo odierno e il passivo dell’ultimo mese possano in qualche modo allarmare i trader, la situazione non è comunque così drammatica perchè rispetto ad un mese fa i prezzi di Prysmian sono più alti del 47 per cento. Insomma è la classica situazione di un titolo che si è apprezzato tantissimo sul lungo termine ma che, nel breve periodo, appare in difficoltà.
Teoricamente una situazione di questo tipo può sempre essere sfruttata in ottica speculativa ossia comprando a prezzi più bassi rispetto a quelli recenti per poi cavalcare il possibile rialzo. Si tratta però di capire se ci siano le condizioni per una evoluzione di questo tipo. Per farlo diventa fondamentale esaminare le ragioni alla base del crollo in atto oggi.
Prima di procedere ricordiamo che, in quanto titolo italiano, anche Prysmian rientra nel discorso sul trading nazionale che è stato di recente lanciato dal broker eToro.
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Le ragioni del crollo delle azioni Prysmian
Tanto per iniziare non sono solo le azioni Prysmian a crollare. In Europa sono tutte le quotate del settore energetico ad essere in sofferenza. Pesanti ribassi, infatti, interessano la francese Schneider Electric SE e la tedesca Siemens Energy AG. Quest’ultima è addirittura crollata di oltre il 10 per cento prima di rimarginare (in parte) il suo passivo.
Come spiegare questa situazione? La risposta viene dagli Stati Uniti. Nel week-end, infatti, Microsoft avrebbe annullato tutta una serie di contratti di locazione di data center per un ammontare di centinaia di megawatt. Il colosso tech avrebbe anche stracciato quella la conversione di quelle che tecnicamente sono definite “dichiarazioni di qualificazione” e che, più concretamente, possono essere considerate una sorta di intese pre-contrattuali.
La decisione di Microsoft potrebbe essere il primo segnale di un eccesso di offerta sul mercato dei data center. Se l’ipotesi dovesse essere confermata allora non sarebbe da escludere uno stop della strategia di espansione di Microsoft in questo settore.
Il “problema” che verrebbe a profilarsi rischia di andare oltre gli stessi piani di sviluppo di Microsoft. Per gli analisti, infatti, la mossa del colosso di Bill Gates potrebbe essere l’avvisaglia di un eccesso di investimenti per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nonchè la conferma del messaggio lanciato dallka cinese DeepSeek nelle scorse settimane. La start-up infatti aveva rivelato a tutto il mondo che per generare intelligenza artificiale non fossero necessari costi enormi come quelli preventivati dalle big tech Usa. Se dopo Microsoft anche altri colossi del settore dovessero rivedere al ribasso i loro piani di investimento nello sviluppo dell’AI, per il settore sarebbe un danno enorme. I trader che oggi stanno vendendo in modo massiccio le azioni del settore energie in Europa, e Prysmian su Borsa Italiana, sembrano aver fiutato tutto questo.
Operativamente la situazione si presta ad essere sfruttata in ottica speculativa ricorrendo a strumenti derivati come i CFD.
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Nel caso specifico delle azioni Prysmian va evidenziato come il solo aggiornamento sul fronte valutativo sia arrivato a febbraio dagli analisti di UBS. Gli esperti svizzeri quasi prevedendo l’attuale fase di difficoltà avevano assegnato al titolo rating neutrale e prezzo obiettivo a 70 euro. Se la valutazione è prudente, il target price, nel raffronto con i prezzi attuali, implica comunque un certo potenziale di upside.
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